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June 24 PrimoVenni svegliata dal fastidioso squillo della sveglia. La afferrai e la scaraventai attraverso la stanza. Mi rigirai sulla pancia e abbracciai il cuscino, non ancora del tutto lucida e consapevole che gli occhi si stavano richiudendo di nuovo. Fu per questo che la frase di mia madre, quando entrò per aprire la finestra ( e constatare i danni fatti al muro dalla mia sveglia ), ebbe l'effetto di una secchiata d'acqua gelida sulle spalle.
- Scusa Ale, non avevi i provini questa mattina? -
Cosa cosa cosa? Provini?
- Quali provini? - masticai a fatica.
- Come, quali provini -
- Cazzo! I provini! -
- Cerca di moderare il...-
Mia madre non fece in tempo a finire. Mi ero già più o meno vestita ed ero in cucina per procacciarmi un goccio di caffè. Avevo partecipato a dei provini per apparire (cinque secondi, fotogramma più, fotogramma meno) in una pubblicità in cui c'era un gruppo che suonava da sottofondo a una voce fuori campo che decantava i miracolosi vantaggi di non ricordo più cosa.
In tre morsi inghiottii una brioche e uscii volando giù per le scale.
Cinque minuti dopo ero di nuovo in casa, spedendo maledizioni al genere umano, per prendere la chitarra e la lettera che mi avevano spedito dopo che avevo superato la prima selezione.
Dieci minuti, e via, di nuovo in strada.
- Oh. Mio. Dio. -
esclamavo ad ogni passo.
Cercai un qualsiasi mezzo di locomozione che potesse portarmi in tempo agli studi. Un taxi, un pullman, una jeep, un aereo. Un risciò.
Dovevo essere simile ad un cartone animato. Al passaggio di un taxi, agitavo freneticamente le braccia urlando, per poi farle ricadere quando vedevo che era occupato.
Non sarei mai arrivata in tempo a piedi, anche correndo come una disperata. Perciò, sprezzante del pericolo, mi parai di fronte al primo taxi che passò, a braccia larghe. Deve fermarsi per forza, pensai.
Mi accorsi che era libero.
Scesi dal taxi e ringraziai di cuore il tassista che era passato col rosso quando gli avevo spiegato la gravità della mia siuazione. Era un uomo gentile. Mi fece gli auguri per mio padre che per quanto ne sapeva lui, era nell'ospedale di fronte agli studi, gravemente malato e con massimo una settimana di vita per via di una rarissima forma di cancro. Avevo fatto molti scongiuri mentre glielo dicevo.
Aspettai che si allontanasse, poi attraversai di corsa la strada ed entrai negli studi. Mostrai al custode la mia lettera.
- Guarda, Alessandra.... -
- Mi chiami Alex -
- Sì, Alex, comunque sei parecchio in ritardo. La porta è quella, ma non so se...-
Scattai velocissima, e aprii la porta indicatami con una violenta spinta per pura inerzia.
- Ahio! -
Ecco, ti pareva. Avevo preso in pieno un tizio che stava dietro la porta. Con la buona stella che mi stava facendo visita quella mattina, era molto probabile che fosse il regista.
Aprii la porta.
Steso per terra, con una mano sul naso sanguinante, c'era un ragazzo che fece vacillare per un attimo la mia percezione dell'universo. Mi rifiutavo di ammettere che potesse esistere tanta bellezza..
Aveva i capelli neri, gli occhi cerchiati. Le mani erano assolutamente perfette, bianche e sottili, e le labbra piene. La visione perfetta, era però guastata dal torrente di insulti che il ragazzo mi riversava addosso.
Forse non è il modo migliore per fare amicizia con qualcuno (amicizia in seguito da trasformare in qualcosa di pù profondo, s'intende), sbattergli la porta in faccia.
Mi riscossi dal torpore, e lo accompagnai in bagno. Gli tamponai il naso con un fazzoletto inumidito.
- Comunque, io sono Alex. -
- Io Cloud -
Una conversazione breve. Avrei dovuto lavorarci.
Non ti mollo, pensai. Promesso.
Per favore, ditemi cosa ne pensate. Vi prego di leggerlo tutto. Non costa niente, giusto? Solo un pò di tempo. Se otterrò parecchi pareri negativi, vi garantisco che chiuderò il blog e non scasserò più. xD Comments (23)
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