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September 13 SettimoUna settimana dopo. Maddie mi legò una sciarpa viola sulla testa per coprirmi gli occhi. <<Vai, che ti guido io.>> Eravamo sulla soglia di casa mia. Mi spinse con cautela fino in strada, poi mi fece salire su una macchina. <<Cos’è, un rapimento?>> <<Sì, adesso zitta.>> Obbedii. Mi ero amaramente pentita di averla autorizzata di organizzare il mio compleanno. Indiscrezioni da Cloud ed Andy mi avevano rivelato che stava facendo le cose molto in grande, al contrario di quello che avevo in mente io, cioè una festa solo con noi quattro. Una volta scoperto che lei e Cloud erano fratelli, avevo notato che io e Maddie potevamo diventare buone amiche. Era una ragazza simpatica, in effetti. Quando ero tornata a casa il fatidico giorno dell’abbraccio a quattro, avevo festeggiato a notte fonda scolandomi una bottiglia di champagne aromatizzato alla pesca che avevamo nel frigo. Era a basso contenuto alcolico, ma ciò non mi aveva impedito di finire sbronza nel letto cantando Hey Jude, e avevo finito per addormentarmi alle due. Il giorno dopo a scuola avevo recuperato il sonno perduto facendo un pisolino durante l’intervallo. <<Dove stiamo andando?>> <<Nel covo dei rapitori.>> <<Non hai esagerato, vero?>> <<E dai, compi diciotto anni!>> <<Cos’era, un sì?>> <<Zitta e scendi: siamo arrivate.>> Maddie mi spinse giù dall’auto, facendomi inciampare e cadere faccia a terra. <<Oddio Alex…sei di un’imbranataggine.>> <<Cammina tu bendata e io ti spingo, poi si ride!>> protestai dall’asfalto. Mi afferrò sotto le ascelle e mi tirò su come un bambolotto, poi mi afferrò per il polso e mi trascinò <<Attenta, gradino.>> <<Oh, meno male.>> commentai acida. Tastando con il piede, scavalcai lo scalino e sempre tastando (oramai del mio cane guida non mi fidavo più) avanzai. Facemmo un'altra decina di passi, poi Maddie mi mise davanti a lei e poggiò le mani sul nodo che mi legava la sciarpa attorno agli occhi. <<Pronta, chitarrista senza chitarra?>> <<Sì, sono pronta, comica.>> <<Ta dan!>> urlò lei e con un gesto plateale slegò la sciarpa e se la gettò alle spalle. <<Tanto era di mia cugina.>> commentò lei, pulendosi le scarpe sullo straccetto che ormai la sciarpa era diventata. Io non la stavo ascoltando. Guardavo la scena di fronte a me. Era a dir poco pazzesco che fosse riuscita a fare tutto con solo una settimana di preavviso. Quella pazza scatenata aveva affittato l’intera sala principale di una pizzeria (di cui ignoravo nome e ubicazione, perché mi aveva bendata) e c’era uno striscione giallo, appeso sulla parete proprio di fronte a me, con sopra scritto “Finalmente 18”. Solo Maddie poteva scrivere una cosa tanto idiota quanto adorabile…anche perché se l’avesse scritta chiunque altro – persino Cloud, forse – mi avrebbe dato addosso un terribile nervoso. Una tavola con una tovaglia di carta bianca correva lungo le tre pareti della stanza, lasciando libera solo quella da cui ero entrata. Dietro la tavola… Tentai di fare un rapido calcolo mentale: lì c’erano decine e decine persone. Una trentina come minimo. Cloud ed Andy, in effetti, erano gli unici che avessi invitato io oltre a Maddie. C’erano i miei genitori, una fitta schiera di zii, zie e cugini e cugine, i miei amici della scuola e quelli del corso di musica. Il mio insegnante di chitarra teneva in braccio il mio cane e se ne stava buono e zitto in un angolo, forse chiedendosi com’era finito in mezzo a tanto chiasso, lui che era così timido. Giusto sotto lo striscione, sulla tavola stava una torta bianca. Già da lontano, si vedeva che il disegno era una chitarra in crema di cioccolato. Maledetti! ringhiai allegramente tra me e me. Molto probabile era che fosse stata quel bel tipo di Maddie a ordinarla. Mi bastò un’occhiata alla sua faccia soddisfatta mentre faceva scorrere lo sguardo sul suo operato, per averne conferma. Tutti scoppiarono in applausi, gridando tanti auguri a te, tanti auguri a te. Cloud cantava benissimo. Come un angelo. Tutto quello che mi riuscì di fare sul momento fu spalancare la bocca per cinque secondi e poi uscirmene con un: <<Oh mamma.>> Silenzio assoluto. E poi di nuovo quella folla scoppiò in un boato di risate; io riuscii appena a chiudere la bocca mentre Maddie – accidenti a lei – mi spingeva verso la torta. Notai l’assenza di candeline. Guardai la panna. <<Ma bene>> commentai <<Cosa spengo, scusa?>> <<Tu? Tu non spegni proprio niente.>> replicò lei. E mi spinse la faccia nel bel mezzo della torta. Comments (22)
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