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October 05 DecimoQuesto effettivamente è un pò, ehm, lungo. Spero abbiate abbastanza pazienza e fiducia (?) da leggervelo tutto xD. Siccome sono un'egocentrica, approfitto per farMI gli auguri, visto che ieri ho finalmente compiuto quattordici anni
Ci avviammo per la stanza, io quattro o cinque passi avanti mentre dietro di me quei due perfetti deficienti continuavano a bisticciare. La gente in sala mi sembrava moltiplicata, e almeno la metà non l’avevo mai vista. <<E tutti questi imbucati?>> commentai mentre cercavamo Maddie e Louis. Notai diversa gente che conoscevo solo di vista per averli incrociati nei corridoi della scuola, altri che sapevo essere di altre scuole. <<Ehi, quella ragazza non è affatto male.>> <<Cloud, adesso ti sputo nell’occhio.>> <<Oddio, sei gelosa?>> <<Cammina e chiudi quel forno!>> ringhiai. Incrociammo Tim, uno che conoscevo solo di vista. Era un classico drogato di calcetto, e quasi quasi mi aspettavo che venisse con le scarpe con i tacchetti. <<Hai mica visto Louis? O una ragazza alta, con i capelli neri, vestita con un top e un paio di jeans, per caso?>> <<Sì, sono usciti tutti e due, dieci minuti fa, credo.>> <<Ma sono usciti come?>> si intromise Cloud. <<Come vuoi che siano usciti, volando?>> replicai. <<Sì, ma camminavano, correvano…ridevano?>> Tim ci guardò strano. Effettivamente dovevamo sembrare tre idioti. Molto probabilmente lo eravamo. <<Mah, si tenevano a braccetto, ridevano…>> <<E no!>> imprecò Cloud. <<Perché?>> <<Perché Maddie non rientrerà prima di un’oretta…riconosco i sintomi.>> <<Esagerato. E poi chi ti dice che sia proprio con questo tipo?>> commentò Andy. Io proposi: <<Chiamiamola.>> <<Giustamente.>> Cloud estrasse il cellulare, premette un numero di chiamata rapida e se lo portò all’orecchio. <<Ha rifiutato la chiamata!>> Guardò sbalordito il cellulare e poi me ed Andy. Eccoci qua. Louis e Maddie.
Passate due ore, si era fatta l’una e mezza di notte, e naturalmente di Maddie non c’era traccia. Nella sala c’eravamo rimasti soltanto io, Cloud ed Andy. Tutti gli altri erano andati via. Io mi ero messa la mia felpa nuova, perché cominciava a fare fresco. Io ero stravaccata su un divanetto con i piedi sullo schienale, ma mi affrettai a toglierli quando entrò un cameriere. Si diresse verso di noi. <<Scusate, noi dovremmo chiudere.>> <<Mi scusi, dobbiamo solo aspettare che torni una nostra amica. Non ci metterà niente, davvero.>> dissi io stancamente. Avevo passato la serata a girovagare per la pizzeria (che a quanto avevo scoperto era parte di un hotel, perciò avevamo setacciato anche la piscina, i campi da tennis…). Andy e Cloud erano passati per sale di massaggi, saune e palestra. <<Ma dove è finita adesso…>> bofonchiò Andy. Era seduto per terra, anzi, più sdraiato che seduto, mentre Cloud stava a pancia in giù su un divano nero facendo sporgere una gamba dal bordo. Eravamo il ritratto dell’energia, insomma. Il cameriere non commentò e se ne andò. Io mi coprii la faccia con un cuscino. Adesso chiudo un attimo gli occhi. Un attimo soltanto. <<Alex! Alex!>> Una mano mi scosse violentemente per le spalle. <<Uh…?>> Evidentemente mi ero fatta un sonnellino. Idiota. <<Possiamo andare.>> <<Ma che ore sono?>> <<Le due.>> <<Ma tu dove accidenti eri??>> sbottai e scattai a sedere all’improvviso, dando perciò una capocciata con lei. Io gridai “ahio”, ma lei semplicemente accusò il colpo e continuò a sorridere senza dire bau. <<Io mi sono innamorata, Alex!>> Sentii il gemito di Cloud. <<E di chi??>> <<Di quel tuo amico, come si chiama…>> Infatti. Innamorata persa. Nemmeno il nome si ricordava. <<Non è Louis, vero?>> <<Esatto! Proprio lui!>> <<Ecco fatto. Adesso ci vorranno come minimo due settimane prima che riprenda a suonare come si deve.>> gemette Cloud. Andy rise e poi si stirò sollevando le lunghe braccia. <<Allora, andiamo a nanna? Vi ospito io, se avete bisogno.>> Io feci un rapido calcolo mentale. Mio padre doveva essere già al lavoro, perché quel giorno aveva il turno di notte, e se tanto mi dà tanto mamma era già a dormire da minimo cinque ore. E io non avevo le chiavi. Ergo, ero rimasta chiusa fuori. <<Credo che mi farebbe comodo.>> risposi. <<Non sia mai detto che ti lasci da sola di notte con Andy>> dichiarò Maddie. Andy aveva una faccia che diceva che le avrebbe sputato volentieri in un occhio <<Quindi vengo anch’io. E poi non ho affatto sonno.>> E certo. Quello stato di euforia lo conoscevo bene. <<Allora a questo punto vengo anch’io.>> disse Lui. Oh, oh, due secondi…una notte con Cloud? Sì d’accordo, c’erano anche Maddie ed Andy…per non parlare del non trascurabile aspetto della faccenda che Maddie fosse sua sorella. Avevo un’amica alle medie che quando le si faceva notare questo tipo di cose, anche se erano cose importanti, le liquidava con un gesto della mano dicendo: dettagli, dettagli. Io volevo bearmi del pensiero che avrei sentito Cloud respirare, magari a poca distanza da me, quella notte: poteva essere presente anche un’intera folla, me ne sarebbe fregato ben poco. Io scrissi un messaggio a mia madre per avvertirla che dormivo a casa di “amici” per non svegliarla visto che non avevo le chiavi. Visto che brava figlia che sono?
Maddie mi bendò di nuovo mentre pagava il cameriere per la festa (<<Maddie, quanto vi è costata questa baraonda? Dai, voglio pagare la mia parte!>> <<Silenzio!>>), poi uscimmo tutti e quattro: la città alle due di notte aveva un’atmosfera quasi magica. Era una bella sensazione camminare con loro tre: mi davano sicurezza. <<Scusa, non avverti i tuoi che veniamo da te?>> <<Non te l’avevo detto? Vivo per conto mio.>> Io lo guardai leggermente scettica. Che uno a diciannove anni e senza lavoro (per quanto ne sapevo Andy non faceva assolutamente nulla dalla mattina alla sera) potesse permettersi una casa mi giungeva nuova. Evidentemente gente meno riservata di me gli aveva già fatto questa domanda perché notando la mia espressione mi spiegò che la casa apparteneva a un suo parente e per questo non pagava l’affitto. <<Ah, allora sei davvero uno scroccone!>> <<Se non vuoi rimanere a dormire per strada, ti conviene andarci piano.>> Camminammo per un’altra mezz’ora, poi arrivammo di fronte ad un condominio alto e di un color bianco sporco, con un portone scuro. C’erano anche un paio di crepe sull’intonaco a dir la verità. Andy si tirò fuori un mazzo di chiavi dalla tasca dei jeans bianchi e armeggiò per infilare il buco della serratura, al buio, data la totale assenza di lampioni. <<Dà tanto l’impressione di un quartiere malfamato, vero?>> commentò Cloud <<Io qua non ci abiterei. Ho sentito di un ragazzo che hanno ammazzato, che viveva in un quartiere come questo, poverino.>> <<No, non hai ascoltato bene la notizia quando l’hanno mandata al telegiornale.>> replicò il biondo che stava ancora trafficando, cambiando chiave ogni tanto. <<La vittima era un ospite del ragazzo. Anzi, il ragazzo è stato dichiarato colpevole.>> <<Te la sei cercata.>> fu il mio giudizio. Cloud mi guardò male e io ebbi paura di perdere tutti i passi che avevo fatto verso di lui. Non avevo faticato tanto, in realtà, perché sembrava succedere tutto da sé. Mi aveva invitata in pizzeria dopo dieci minuti che ci conoscevamo (non molto romantico, dato che c’era anche Andy), e mi aveva abbracciato per consolarmi di aver rotto la chitarra, e poi c’era quella frase che non avevo capito se era stata detta per gioco o sul serio. Lo stavo rincorrendo, e dopo una settimana non avevo ancora capito se lui scappava o faceva solo finta e si voleva far prendere. Ormai mi era chiaro che anche se non sapeva tutto quello che sentivo verso di lui (a meno che Maddie non glielo avesse spifferato, ma preferii scartare quell’ipotesi), perlomeno aveva intuito che non mi era del tutto indifferente. E ne ero spaventata, anzi terrorizzata. Perché questo lasciava spazio solo a due strade: o gli piacevo anch’io (e questa era quella che mi attirava di più, in tutta sincerità) oppure non gli piacevo e allora buonanotte. Avrebbe riso di me. O peggio ancora, si sarebbe nascosto dietro a qualche frase fatta del genere “restiamo amici” che avevo già sentito. E sentirle non mi aveva fatto piacere. Che razza di situazione...
Lo scatto della serratura interruppe il corso dei miei pensieri: Andy a quanto pare era finalmente riuscito ad aprire il portone e stava zittendo Maddie che lo sfotteva perché ci aveva messo dieci minuti per trovare la chiave giusta. Entrai seguendo i miei tre amici. Era una stanza buia, un ingresso, con una lampadina che pendeva senza lampadario dal soffitto, e una pianta in un angolo. <<A che piano abiti?>> domandai, osservando le rampe di scale di legno. Stanca morta com’ero, non ero in grado di fare troppe scale. Sarei crollata a dormire ronfando sul pavimento. <<Al quarto.>> Sì, l’accidente che ti si porta, borbottai tra me e me. <<Niente ascensori?>> <<…no. Ma perché sei stanca?>> mentii con un sorriso che doveva assomigliare ad una smorfia sardonica di istinto omicida. Cominciammo a salire. Io avevo le gambe intorpidite, come se ci fossero legati dei macigni…per sollevare la gamba mi sentivo come se avessi dovuto smuovere un camion a mani nude. Verso il terzo piano mi sedetti sul pianerottolo e dissi che non avevo intenzione di fare un passo di più e che sarei rimasta lì a dormire. <<E dai, siamo quasi arrivati.>> <<Non mi scocciare.>> replicai a Cloud, per poi pentirmi amaramente e guardarlo spaventata. Stavo diventando completamente succube delle reazioni di quel ragazzo. Sperai che non sembrasse tanto evidente. Lui questa volta me la lasciò passare, si chinò e mi prese in braccio. Così, come se non pesassi niente. E dire che i miei chili in più li avevo, non tanti, ma ne avevo. <<Oh, adesso saliamo e zitta.>> Mi ritrovai, senza sapere come, il cuore che batteva da qualche parte vicino alla bocca. Furioso, come aveva sempre fatto nell’ultima settimana. Tutte le volte che ci eravamo visti, noi quattro. Io ero sempre lì a guardare le reazioni di Cloud ad ogni mia battuta, ogni cosa che dicevo o facevo. Stavo diventando paranoica. E più imbranata di quanto già non fossi. Per di più a scuola ero meno attenta del solito. Cioè per niente, a questo punto. Passavo quattro e mezza delle mie cinque ore di scuola quotidiane (sei giorni alla settimana) a riassumere ogni parola che ci scambiavamo e ogni sua minima reazione. Eravamo usciti quasi ogni giorno quella settimana, tutti e quattro ed avevamo passeggiato, scherzato. In una settimana, sentivo di aver legato di più con Cloud, Andy e Maddie di qualsiasi altra persona che conoscessi, perfino Claire. E avevo la sensazione che anche per loro fosse lo stesso. Nel frattempo che io mi perdevo nelle mie speculazioni mentali, cosa che con il sonno mi stava succedendo sempre più spesso, Cloud continuava a portarmi in braccio su per le scale. Stavo per urlare dall’euforia, nonostante stessi ancora per cadere dal sonno. <<Alex, dai, siamo arrivati. Non mi costringere anche a metterti a letto.>> Uffa. Perché no? bofonchiai tra me e me. Cloud mi poggiò sul pianerottolo dove c’era la porta di Andy. <<Non ci metterai una vita anche per aprire questa, vero?>> gli domandai, stropicciandomi gli occhi come una bimba. Lui nemmeno mi rispose, si limitò a tirare fuori lo stesso mazzo di chiavi, che ne aveva come minimo quindici. <<Ma che ci apri con tutte queste chiavi?>> chiese Maddie, togliendoglielo di mano per esaminarlo <<Scommetto che non ne usi nemmeno la metà. Aspetta, fammi provare…>> Prese una chiave a caso e la mise nella serratura, e cominciò a girare. <<Maddie, guarda che se è sbagliata si può rovinare la serr…>> protestò lui. Si interruppe quando sentì il rumore simpatico della porta che si apriva. <<Cretino!>> risi io, stropicciandogli i capelli. Andy non rispose, ringhiò e spinse dentro me e Cloud, mentre la sorella di quest’ultimo era già entrata facendo un gran fracasso e cantando a squarciagola “tanti auguri a te, tanti auguri…” per poi passare a “sbronza, sbronza, sbronza…”. <<Risparmiami il concerto>> protestai <<Ti devo ancora una torta in faccia.>> <<C’è una torta gelato nel congelatore, mi pare.>> mi informò il padrone di casa. Maddie gli fece una pernacchia. Comments (21)
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