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October 30 QuindicesimoUn capitolo per voi a mò di "dolcetto o scherzetto?"...Sarà un dolcetto o uno scherzetto? MAH.
Passai un po’ di tempo a casa a tentare di prendere la mano con la chitarra elettrica nuova, ma dopo aver ricevuto ripetute lamentele dai vicini, abbandonai il progetto e mi preparai a lunghi viaggi nel garage di Cloud per poter provare in santa pace. La qual cosa non mi dispiaceva per niente, ma avrei dovuto procurarmi un abbonamento al tram. Visto che ero sola in casa, e cominciavo ad avere un certo languorino, tirai fuori dal freezer una pizza congelata alle acciughe. Mentre guardavo la pizza che ruotava nel microonde mi misi a fantasticare. Oh che bello, al parco con Cloud. L’importanza dell’avvenimento oscurava perfino il litigio con Claire. Brutto segno. Non dovevo continuare a tenerla in second’ordine, anzi dovevo risolvere il problema. O credere di risolverlo, come sosteneva una band degli anni Novanta. Giocherellai con il plettro, passandomelo da una mano all’altra. Avevo notato che Cloud era alquanto incline a stuzzicarmi. Ogni tanto mi sfiorava e poi si metteva a ridere. E quello che mi aveva detto Andy…dava da pensare. Avevo previsto, precedentemente, due strade: o gli piacevo (volesse il cielo) o non gli piacevo e sarebbe stata un’ennesima delusione, nonché il molto probabile crollo del nostro neonato gruppo. Invece Cloud sceglieva il silenzio. Infilai i guanti da forno e tirai fuori la pizza. Rapida, prima di scottarmi, la poggiai sul tavolo. Servendomi di un coltello, staccai la pizza dalla teglia (come al solito, avevo messo troppo poco olio: conseguenza, pizza attaccata alla teglia peggio che se ci avessi messo la colla) e la poggiai in un piatto, poi la piegai in due e cominciai a mangiare. Con lo stomaco pieno ovviamente mi sentivo molto più audace. Mi feci coraggio pensando che si trattava solo di una situazione di stallo. Prima o poi avrebbe aperto la boccuccia, il ragazzo. E avrebbe parlato. Un paio d’ore dopo ero di fronte al mio solito dramma, vale a dire cosa mettermi. Stranamente questo dramma si presentava solamente quando dovevo incontrare Cloud. Casualità. Decisamente avrei dovuto rinnovare il guardaroba. Con lui volevo avere a disposizione altro che magliette e jeans, anche se abbastanza attillati. Avrei dovuto procurarmi una gonna? No, calma, stiamo pur sempre parlando di me. <<Tu non stai bene.>> dissi alla Alex nello specchio toccandole il naso. Lei mi imitò, però la sua mano fu frenata dal vetro dello specchio. Lo trovai estremamente irritante da parte sua. Finii per scegliere i soliti jeans e una maglietta nera un po’ da punk con la scritta You’re only one of the boys. Mai messa una roba del genere. Di quel passo mi sarei messa perfino la famosa gonna. Mi feci trovare al parco all’ora stabilita. Ero leggermente in ansia, certo non a livelli parossistici come una settimana fa. Mi sedetti su una panchina verniciata di verde e feci dondolare le gambe. Mi misi a tracciare righi nella ghiaia con gli anfibi neri. Notai che i lacci di una scarpa erano bianchi e quelli dell’altra azzurri: in origine erano tutt’e due bianchi, solo che avevo usato i lacci della scarpa destra per aggiustare uno spallaccio rotto dello zaino. Sperai che Cloud non lo notasse, e siccome il signorino tardava, mi infilai gli auricolari del lettore mp3. Scelsi Wish You Were Here dei Pink Floyd. Alto effetto calmante. Come sempre, la musica mi fece entrare in uno stato molto simile alla trance. Dopo che avevo ormai iniziato a canticchiare il ritornello (testo superbo, a mio parere) una mano familiare, pallida e perfetta mi tolse la cuffietta destra. Era lui. E sorrideva, affabile. Trattenni la voglia che avevo di baciarlo e sorrisi a mia volta. <<Sei in ritardo, ragazzino.>> Lui rise. Fu meraviglioso, ma come tutte le cose belle, finì. <<Ok, questa me la meritavo. Allora chitarrista? Che mi racconti?>> Tentai di comportarmi da persona normale e pertanto condurre una normale conversazione. Provai a pensare che al posto di Cloud ci fosse Louis. Che diamine, anche Lou era un bel ragazzo, perché con lui riuscivo a essere me stessa e con Cloud no? <<Mah, niente di particolare. Tua sorella è lì lì per convolare a nozze con Lou.>> <<Lou?>> <<Ah! Non mi piace.>> Io raccolsi un po’ di coraggio e gli arruffai il ciuffo corvino. <<Che carino, sei geloso!>> <<Nah.>> Mi afferrò la mano e me la scostò dai capelli. Ma non la lasciò. Cloud mi fissava concentrato e io mi sentivo sciogliere dentro. Una tipetta disfattista annidata in un angolo del mio cervello bofonchiava <<Aha. Adesso sicuramente fai una figuraccia colossale.>> Io per la prima volta in vita mia riuscii a zittirla. Cloud avvicinò il volto al mio.
Cloud mi mise una mano sulla fronte e la sollevò tenendo una coccinella sull’anulare. Dopodiché rimise il volto a distanza normale e fissò l’insettaccio maledetto sul suo dito. Io ero rimasta ferma lì a occhi spalancati e con il cuore che batteva forte forte. Ci rimasi un po’ male, lo ammetto. Quel maledetto ragazzo. Cloud mi mostrò l’insetto. <<Vedi? Si era messo sotto il tuo ciuffo.>> Si era avvicinato solo per prendere il dannato insetto. Bleah. Tentai di cambiare argomento. Gli porsi il mio lettore mp3. <<Come apertura io suggerirei qualcosa di caratteristico.>> Gli porsi un auricolare e insieme ascoltammo Piccola Stella Senza Cielo. Tutto ciò era assai romantico (probabilmente sembravamo una coppietta che ascoltava la propria canzone storica). Peccato fosse a scopi puramente professionali. Continuammo per qualcosa come tre ore ad ascoltare musica, discutere, e in alcuni casi litigare. In effetti notai che era un ragazzo simpatico oltre che un gran bel figliuolo. Aveva un modo accattivante di parlare. A tratti era dolce. Quando gli feci ascoltare True Colours di Cindy Lauper, lui mi strappò di mano il lettore e premette il tasto stop. La canzone era iniziata soltanto da dieci secondi. Sembrava turbato e triste. Chinò la testa. Io nonostante fossi una tonta, capii che qualcosa non quadrava. <<Ehm, Cloud? Qualcosa che…non va?>> Gli poggiai una mano sul braccio, poi dopo qualche esitazione gli presi una mano fra le mie. Lui mi lasciò fare. <<Cloud?>> Continuava a tenere la testa bassa. Poi parlò. <<Io…la mia ragazza…cioè…>> Eccoci. Avrei preferito non affrontare simili argomenti, ma tentai. Tentai. Lui sospirò. <<Cloud…guarda che se non vuoi, io…>> <<Shh, piccolina.>> Io avvertii un brivido lungo la spina dorsale. <<Vedi, lei mi ha…lasciato…per…>> Scossa, lo vidi lottare contro le sue stesse parole che rifiutavano di scorrere. Non l’avevo mai visto così. <<Per un altro…sai.>>
<<Io, scusami…>> <<Non hai colpa, ragazzina.>> disse lui sorridendo. Ero seriamente mortificata. Mi sentivo in gola un senso di colpa opprimente. Complimenti Alex. Guarda che hai fatto. Un po’ come quando a sei anni, avevo tirato giù dal tavolo una teiera, l’avevo fatta cadere e quella si era rotta in mille pezza. Mia madre, al fragore, era accorsa. Si era sbattuta la mano sulla fronte e aveva sbottato: <<Oh Ale, guarda che hai fatto!>> Ai miei occhi di bambina rompere una teiera era una colpa imperdonabile: in quel momento mi sentivo più o meno come allora. Raccolsi un po’ di coraggio, poi lasciai la sua mano e lo abbracciai. Ero felicissima di essere così a stretto contatto con lui, però allo stesso tempo ero colma di tristezza. Dubitavo di riuscire a meritare una simile devozione da parte sua. Da nessuno. Mi chiesi come avesse potuto una ragazza lasciare Cloud. Invidiai tutta la sua fortuna: dove aveva trovato un ragazzo migliore? Come? Dubitavo potesse esistere anche in parecchio tempo di sogni. <<Ehi, basta adesso.>> dissi io, accarazzendogli la testa. Lo presi per le spalle e lo spinsi piano verso lo schienale della panchina, anche se avrei voluto stringerlo ancora più forte. <<Ci piaceva tanto ascoltare True Colours.>> Per quanto avessi l’impressione che tutto ciò fosse smisuratamente patetico, non riuscivo a trovarci nulla da ridere. Cloud si mise una mano sugli occhi. <<Preferirei non ne parlassi ad Andy e Maddie.>> disse con lo sguardo basso. <<Sai…loro mi hanno sempre fatto una testa così sul fatto che avrei dovuto dimenticare Janie.>> <<Janie?>> <<Lei.>> <<Ah.>> Tacqui. Lui, evidentemente, in vena di confidenze, tirò fuori una foto dal portafogli. La foto raffigurava una ragazza bionda, che sarebbe potuta tranquillamente uscire da un cartellone pubblicitario. Gli occhi sottili e gli zigomi alti le conferivano un che di orientale. I capelli, trattenuti da una fascia azzurra come i suoi occhi grandi e limpidi, erano biondo cenere e lasciavano scoperto il volto dai lineamenti perfetti. Il naso era dritto e sottile, e le labbra erano piene e socchiuse in un sorriso accattivante. Il nome Janie le si addiceva abbastanza. Insieme dovevano essere stati una bellissima coppia. Molto più di quanto potessi sperare ad eguagliare. Figuriamoci a superare. Confrontai mentalmente me stessa con Janie: capelli castano scuro, lunghezza media, occhi neri e occidentalissimi, e mi mancava la maggior parte delle curve di cui Janie disponeva in abbondanza. <<E’ bellissima>> disse lui con un sorriso nostalgico. Poi sospirò. <<Sì.>> risposi, sospirando a mia volta <<Lo è.>>
Ho lavorato come una matta per fare questo capitolo <_< Come risultato ho preso un cinque in storia perchè invece di studiare ho scritto <_< Mannaggia. Comments (15)
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